Recensione a “Linguistic Agency” di Yvonne Huetter-Almerigi
Da sempre l’essere umano nutre, nei confronti del linguaggio, un’inconsapevole consapevolezza. Da una parte, sappiamo di poter fare molte cose con le parole – esprimere i nostri desideri, manifestare per i nostri diritti, ma anche fare propaganda fascista o difendere molto differentemente le cause palestinesi o israeliane. Dall’altra, precisamente per la vastità del loro raggio d’azione, non ne vediamo nitidamente i limiti: possiamo pretendere che un consiglio a un amico venga accolto? Che una nostra protesta venga ascoltata pubblicamente? Di certo, «le parole non sono tutto» (p. 6) e spesso esse hanno l’effetto desiderato solo quando a proferirle è una persona in una posizione di potere o di uno status superiore al nostro – gioca un ruolo diverso l’essere uomo o donna, bianche o nere, e così via. Di più, anche se a parlare è una persona autorevole, quanto crediamo, ad esempio ai politici, quando affermano nei loro discorsi questa o quell’altra cosa? […]
Recensione di: Martina Panzavolta, Phenomenological Reviews, 16 novembre 2025.




