Descrizione
Questo volume nasce dalla collaborazione fra il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e l’Universita’ di Trieste, in occasione della produzione dell’ “Amleto” di Shakespeare nel dicembre 1998, accompagnata da un convegno. Inaugura una collana di testi che, affiancando i “Quaderni del Teatro” editi dal Rossetti, intende offrire una testimonianza del nostro lavoro e uno strumento di riflessione a spettatori, studenti, operatori del settore. Come uomo di teatro ritengo l’ “Amleto” uno dei piu’ affascinanti enigmi della nostra arte e un esempio assoluto di drammaturgia. Nel metterlo in scena vi lessi la metafora del disagio, del malessere che segnano l’esistenza dell’uomo nella sua impossibilita’ di conoscere la realta’. Amleto sperimenta quel senso di deriva, di spaesamento in quella sorta di waste land ante litteram che e’ il suo mondo. Primo grande eroe moderno, rappresentazione teatrale viva e intensa delle intime lacerazioni che ancora ci appartengono, egli divenne nel mio spettacolo il simbolo di un “sentire” giovanile che intuisce nella realta’ contemporanea la mancanza di ogni plausibile ideale e morale: tutti temi di pregnante attualita’. L’arte del teatro e’ un’elegia di assenze: interamente fondata sull’effimero, destinata a vivere con lo spettacolo, nella fisicita’ degli attori e nelle metafore sceniche. Al calare del sipario, quanto e’ stato compiuto viene affidato alla memoria di chi ha seguito lo spettacolo. Questa collana vuole accompagnare l’avventura teatrale con un segno durevole del percorso compiuto, destinato agli studiosi e agli appassionati del teatro di domani. (di Antonio Calenda, Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia)








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